"Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t’ho detto".
I. Calvino
...e ritrovarsi in un pomeriggio d'estate per scoprire un paese tanto lontano geograficamente quanto vicino negli occhi e nei ricordi di
LA COREA IERI E OGGI
Conferenza e proiezioni di immagini
sulla Corea antica e contemporanea.
A cura di
Giovedì 20 luglio 2006 - h. 18.00.
Società Umanitaria.
Via Daverio 7, Milano.
www.calmomattino.it
www.umanitaria.it
E' solo terra...
Mentre cammino sento levarsi il profumo della terra bagnata. E' solo terra... ma che emozione chinarsi e stringerne un pugnetto tra le mani. Sentire un profumo, assaporare un attimo, imprimere un segno nella memoria. Vorrei vivere questo attimo per sempre, vorrei vedere queste mani sporche, vorrei provare ancora e ancora questa esperienza fuori del tempo... senza oggi... senza domani. Vorrei vederti ancora, correre incontro alla vita lungo questo viale senza inizio e senza fine. E' solo terra... questo senso di precarietà che sento e che mi avvolge. E' solo terra... e ti vedo vivere, inciampare lungo il percorso e poi rialzarti ancora. Ti vedo riprendere la tua corsa e sorridere. Sorrido anch'io. E' solo terra... e in questa terra annego felice e riemergo con un sogno che cullerò ogni sera, un sogno che crescerò tra le mie mani sporche di terra e profumate di vita.
Quel fumo...
Il fumo che si sollevava dalla sua sigaretta descriveva strani percorsi per poi perdersi nel vuoto. Sarei stato per ore a guardare quello spettacolo, quel fumo che partiva descrivendo una linea e poi cominciava a vibrare, sempre più, fino ad aprirsi e perdersi. Era una notte buia, piovosa, poca gente popolava le strade. Sembrava quasi che il tempo si fosse fermato quando, nella folle corsa per rientrare a casa cercando di bagnarmi il meno possibile sentii una voce alle mie spalle: “Hai una sigaretta?” Una voce roca aveva pronunciato queste parole ma non riuscivo neanche a capire da dove fosse venuta quella voce. “Mah, forse avrò sognato!” dissi tra me e me tra il trasognato e l’incredulo. “Scusa, hai una sigaretta?” Ancora una volta quella voce. Girandomi lo vidi finalmente. Seduto su un vecchio cartone, zuppo per la pioggia che scendeva giù copiosa stava lì, dimenticato dal mondo. In quel vicolo c’era solo lui, i suoi vecchi vestiti ammassati in una valigia di cartone e la sua vecchia fisarmonica rossa. Un piccolo fuoco ormai ridotto a misera brace lo riscaldava nel gelido inverno. La sigaretta non l’avevo ma volli comunque fermarmi. Volli fermarmi perché ne avevo voglia, sentivo che era giusto così. Lui mi guardò. Era strano il suo modo di guardarmi. I suoi occhi celesti quasi mi trapassavano, era come se il suo sguardo mi oltrepassasse. Mi sedetti anch’io, appoggiandomi sugli scalini di una scala antincendio e stetti lì. All’inizio fu il silenzio. Nessuno fra noi due aveva il coraggio di parlare ma poi… Poi fu lui che cominciò a raccontarmi una storia. Era una storia fatta di persone, le persone che incontravo tutti i giorni ma che mai avrei pensato che avessero avuto tanto da dire. Erano proprio loro, le persone che salutavo ogni giorno e con cui scambiavo chiacchiere in ascensore. Proprio loro avevano così tanto da raccontare. Che strano era sentire quelle parole! Il racconto mi prendeva. Mi raccontava dei passi, di come fossero incerti quelli dei bambini che per la prima volta scendevano giù in cortile, dei passi della signora del terzo piano che tornava dal mercato con mille sacchetti, dei passi degli innamorati che si rincorrevano, dei miei passi, così veloci da sparire in un attimo e mi raccontava dello stupore che aveva provato oggi vedendomi fermo. Era la prima volta che mi vedeva fermo mentre cercavo di capire da dove provenisse quella voce. Ero colpito, stupito, vivevo in un altro mondo. Era incredibile pensare quale universo mi avesse schiuso quell’uomo in quella gelida serata di Dicembre. Tornai spessissimo a trovarlo andando a comprare delle sigarette apposta per lui. In quel fumo mi perdevo o meglio, perdevo il mio guscio per ritrovare il vero me stesso. In quelle ampie volute, in quell’odore acre che si perdeva nel vuoto mi perdevo anch’io, sognavo per poi risvegliarmi diverso. Ogni giorno vivevo in funzione di quella emozione privata che mi avrebbe regalato la notte finché, un giorno, non lo trovai più. Che fine aveva fatto? Aveva cambiato posto? Perché non mi aveva avvertito? Non ho mai capito dove sia andato, che cosa ne sia stato di lui, tuttavia, ogni volta che avverto la presenza di quell’odore aspro di fumo lo rivedo e ritrovo me stesso. E’ come se mi regalasse ancora oggi con ogni respiro una piccola grande storia.