
“Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandi-nare le coincidenze. E chissà quanto sono segni e quanto le provochiamo noi. Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le stelle, nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia, in cima a Monte Bora, sulla terra notturna ancora calda del sole di luglio. La terra, sotto, mi riscaldava il corpo. La brezza, sopra, lo rinfrescava. Lucciole, profumo di fieno tagliato, il canto di milioni di grilli. È qui che da piccolo studiavo spagnolo su un libro trovato in soffitta. È qui, davanti a un piatto di tagliatelle, che tre anni fa si è fatta sentire la solita vocina che ripeteva: ‘Colombia, Colombia, Colombia!’ […] Si è parlato molto di morte in questi giorni: della morte serena di Zio Carlo, filosofo e yogi, che forse sapeva la data del suo trapasso. Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch’io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L’indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato”.
Enzo Baldoni
Concerto per pf. e orchestra n.5 in mib maggiore, op.73
2° movimento: Adagio un poco mosso
Subsonico, sonico, supersonico, ipersonico... Tutto va veloce oggi, tutto sembra avere urgenza di scorrere, non importa la destinazione, l'importante è andare, seguire la massa, correre, correre, correre...
E mi sembra strano essere entrato questa sera in uno dei templi dell'alta velocità (le grandi catene che vendono praticamente di tutto: dal cd al televisore al plasma) ed essere rimasto per quasi due ore a dialogare con un commesso.
...E ritrovarsi a parlare di musica... assaporare la dolcezza delle sensazioni di chi ti racconta pezzi della sua vita parlandoti della dolcezza del tocco di Arrau, raccontandoti l'emozione di un concerto dal vivo, di come sia diverso assistere ad un concerto piuttosto che ascoltare la musica che dolcemente riempie la tua stanza cantata da un lettore cd... e continuare a parlare d'arte, di come sia duro il cammino di chi vuol fare cultura... e mentre ascolto questo cd appena comprato mi sembra tutto più bello, più vissuto, mi sembra di toccarlo questo pianoforte che delicatamente segue l'orchestra cantando la sua melodia... lo vedo, nero, al centro del palcoscenico, col profumo di legno che si solleva dai tasti ogni volta che li sfiori... e come descrivere la sensazione del veder scivolare le mani che si apprestano ad eseguire il trillo con leggerezza per rispettare il pianissimo della partitura... e il direttore... con la sua bacchetta che armonizza la magia... e sognare, mentre nelle orecchie si diffondono le note generando una sensazione nuova eppure così antica, così lontana nel tempo ma che si avvicina sempre più... e continuare a sognare, mentre delicatamente il Sole si spegne, con leggerezza, per non spezzare l'incanto che stasera mi avvolge...
Quando penso ai blog, penso ad un grande incrocio dove convergono vite, un grande semaforo dove le storie si fermano aspettando il verde. A volte, capita di fermarsi al semaforo ed osservare l'automobilista accanto, capita di rapire attimi, immortalare istanti. Capita di trovarsi accanto testimonianze così importanti che non puoi più proseguire sulla tua strada senza restarne fortemente impressionato.
...E mi riferisco ad una storia in particolare, la storia di Enzo Baldoni. Purtroppo non ho mai avuto l'onore di conoscerlo, sebbene mi avrebbe fatto veramente piacere. Tuttavia, è un po' come se una sera ci fossimo incontrati davanti ad una buona tazza di caffè, come due vecchi amici, e subito avessimo cominciato a parlare. E' così che ho conosciuto Enzo, grazie al potere di questo mezzo chiamato blog. Ho conosciuto una parte della sua vita, delle sue esperienze e dei suoi viaggi. Mi ha colpito il sorriso, sempre presente sul suo volto, il sorriso di fronte alle difficoltà, il suo modo di essere ironico nonostante le difficili condizioni di sopravvivenza in un paese sotto assedio.
...E vorrei che un po' tutti quelli che, per caso o per scelta, passano di qui, magari facciano un salto a trovarlo, anche solo per farsi due risate, per scherzare un po', come con un amico; per ricordare una storia, per intrecciarla con la nostra e farla vivere per sempre.
P.S.: Enzo Baldoni lo trovate qui, ma, penso valga la pena di dare un'occhiata anche alle testimonianze di chi l'ha veramente conosciuto. Vi segnalo quindi: Pino Scaccia e Tuareg.
Senza parole.

Una lacrima riga il mio viso mentre ti cerco, dolce stella del mattino che illumini le mie giornate. Ti cerco e mi perdo in quest'universo di colore che mi avvolge.
...E ripenso a quando, chiusa nel buio dei tuoi occhi, mi chiedevi di disegnarti l'alba, di colorarti il tramonto...
Una lacrima, inconsapevolmente, cade, mentre le dita sulla tastiera ricamano la melodia dell'azzurro...
Ricordi? Era il tuo preferito!
Le dita lentamente si aprivano, come un fiore che sboccia, come una farfalla che schiude le ali, come una vela che si dispiega al vento cominciavano a raccontare dell'acqua del mare, del rumore delle onde che si infrangono contro la scogliera, di quella voce lontana che parlava dritta al cuore...
...E poi c'era il cielo, il cielo illuminato dal Sole giallo che cantava la sua allegra melodia in sol b sull'ultima ottava... e ancora le nuvole, il temporale, i fulmini e poi, come per magia, di nuovo il sereno.
E in quel mare, nel cielo profondo dei tuoi occhi mi perdevo mentre l'aria ancora vibrava. Ancora oggi mi capita di perdermi in quella vibrazione. Il cuore che batte forte, il respiro che si fa intenso, l'emozione che segue la musica...
...E mi appaiono i tuoi occhi, splendidi, nella loro complessa profondità; rivedo il tuo dolce sorriso e ti cerco nell'immensità del cielo, dolce stella del mattino.
27/06/1980. Ore 20:59:45. 39°43' N; 12°55' E.
Oggi voglio raccontarvi una storia. Come ogni storia comincerò a raccontarla con il classico "C'era una volta", infatti, c'era una volta una signora, il suo nome era Maria Vincenza Calderone. La signora Maria Vincenza era stata a Bologna per una visita presso l'ospedale Rizzoli e, la sera del 27/06/'80 si trovava in aeroporto con una gamba ingessata e attendeva l'aereo per tornare in Sicilia con scalo a Cagliari. La signora Maria Vincenza aveva già fatto il check-in per la Sardegna quando la compagnia aerea, vedendola con la gamba malandata le proprose un volo diretto per Palermo che non era ancora partito. C'era una volta, sempre in quell'aeroporto Giuliana Superchi. Giuliana era ancora una bambina, aveva solo 11 anni e, viaggiando in qualità di "minorenne non accompagnata", forse, per avere un po' di compagnia portava con sé una bambola. C'era una volta Giuseppe Lachina, anche lui all'aeroporto di Bologna. Era accompagnato quella sera dalla consorte. Accanto a loro doveva esserci anche Linda, la loro bambina che era stata appena promossa e a cui avevano promesso come regalo un viaggio in Sicilia. Ma niente, non c'era stato niente da fare, su quell'aereo non c'era proprio posto! C'era una volta... C'erano una volta tante storie, tante vite, tanta gente, 81 persone per la precisione. Ognuno di loro aveva una storia, un sogno, un'idea. Ognuno di loro aveva una mamma, un papà, un bimbo che erano all'aeroporto di Palermo ad attenderli. C'erano tante storie quella sera del 27/06/'80, tante storie a bordo del volo ITH-870, tante storie con una sola cosa in comune...la certezza della fine. Queste storie non sono a lieto fine, il finale è tragico perché di quelle 81 storie non ne è sopravvissuta neanche una... Perché? Beh, il perché ancora oggi non si sa. Quell'aereo oggi è un nido per i piccioni e, forse, in molti vorrebbero cancellare definitivamente dalla memoria quelle storie. Io non sono dello stesso parere ed è per questo che scrivo questo post. Scrivo per ricordare che quella sera 81 innocenti hanno perso la vita senza un motivo. Scrivo perché in 25 anni non si è fatta chiarezza su questo mistero. Scrivo perché... perché mi andava di lasciare una testimonianza...
...E le elencherò tutte, le elencherò tutte quelle 81 persone, quelle 81 storie troppo importanti perché vengano dimenticate:
Cinzia Andres, Luigi Andres, Francesco Baiamonte, Paola Bonati, Alberto Bonfietti, Alberto Bosco, Maria Vincenza Calderone, Giuseppe Cammarota, Arnaldo Campanini, Antonio Candia, Antonella Cappellini, Giovanni Cerami, Maria Grazia Croce, Francesca D'Alfonso, Salvatore D'Alfonso, Sebastiano D'Alfonso, Michele Davì, Giuseppe Calogero De Ciccio, Rosa De Dominicis, Elvira De Lisi, Francesco Di Natale, Antonella Diodato, Giuseppe Diodato, Vincenzo Diodato, Giacomo Filippi, Enzo Fontana, Vito Fontana, Carmela Fullone, Rosario Fullone, Vito Gallo, Domenico Gatti, Guelfo Gherardi, Antonino Greco, Berta Gruber, Andrea Guarano, Vincenzo Guardi, Giacomo Guerino, Graziella Guerra, Rita Guzzo, Giuseppe Lachina, Gaetano La Rocca, Paolo Licata, Maria Rosaria Liotta, Francesca Lupo, Giovanna Lupo, Giuseppe Manitta, Claudio Marchese, Daniela Marfisi, Tiziana Marfisi, Erica Mazzel, Rita Mazzel, Maria Assunta Mignani, Annino Molteni, Paolo Morici, Guglielmo Norritto, Lorenzo Ongari, Paola Papi, Alessandra Parisi, Carlo Parrinello, Francesca Parrinello, Anna Paola Pellicciani, Antonella Pinocchio, Giovanni Pinocchio, Gaetano Prestileo, Andrea Reina, Giulia Reina, Costanzo Ronchini, Marianna Siracusa, Maria Elena Speciale, Giuliana Superchi, Antonio Torres, Giulia Maria Concetta Tripliciano, Pierpaolo Ugolini, Daniela Valentini, Giuseppe Valenza, Massimo Venturi, Marco Volanti, Maria Volpe, Alessandro Zanetti, Emanuele Zanetti, Nicola Zanetti.