
La sera si perde tra i tetti... Strane forme si ergono verso l'alto a disegnare il confine col cielo... Strani segni disegnano la strada alla luce che, anche per oggi, lascia spazio alle tenebre... E arriva il momento dei sogni ad occhi aperti, il momento dei bilanci o, forse, solo un momento per ritrovarsi... E cosi' ti scopri trasportato in un fiume di immagini da una canzone lontana, da una vecchia melodia che si ripete... E la vita non ti e' sembrata mai cosi' bella...
Così arriva un giorno in cui ti accorgi che anche questo tempo che sembrava infinito, questo tempo che ti aveva così avvinghiato nel suo vorticoso silenzio sta per lasciarti. Il Sole ormai ha abbandonato anche questo giorno. Assaporo le ultime ore sulle note di questa canzone. Cerco di sentire lo scorrere sotterraneo di questo fiume di parole. Il vento spazza via le foglie, le lascia cadere... Lenta si avvolge in una spirale fino a toccare il freddo suolo... Ma non può spazzar via i ricordi... I visi incrociati, le emozioni anche solo sfiorate, gli sguardi cercati... I sogni sognati che la penna del passato scrive nella memoria... E resteranno con me, mentre la strada si svuota, mentre la sera diventa scura, mentre mi avvicino ancora una volta alla delicatezza di un momento...
A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.
Uscii sul mio carro ai primi albori
dei giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti dei mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.
Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d'una melodia.
Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all'interno del cuore.
I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
«Eccoti!»
Il grido e la domanda: «Dove?»
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: « Io sono! »
Rabindranath Tagore
Concerto per pf. e orchestra n.5 in mib maggiore, op.73
2° movimento: Adagio un poco mosso
Subsonico, sonico, supersonico, ipersonico... Tutto va veloce oggi, tutto sembra avere urgenza di scorrere, non importa la destinazione, l'importante è andare, seguire la massa, correre, correre, correre...
E mi sembra strano essere entrato questa sera in uno dei templi dell'alta velocità (le grandi catene che vendono praticamente di tutto: dal cd al televisore al plasma) ed essere rimasto per quasi due ore a dialogare con un commesso.
...E ritrovarsi a parlare di musica... assaporare la dolcezza delle sensazioni di chi ti racconta pezzi della sua vita parlandoti della dolcezza del tocco di Arrau, raccontandoti l'emozione di un concerto dal vivo, di come sia diverso assistere ad un concerto piuttosto che ascoltare la musica che dolcemente riempie la tua stanza cantata da un lettore cd... e continuare a parlare d'arte, di come sia duro il cammino di chi vuol fare cultura... e mentre ascolto questo cd appena comprato mi sembra tutto più bello, più vissuto, mi sembra di toccarlo questo pianoforte che delicatamente segue l'orchestra cantando la sua melodia... lo vedo, nero, al centro del palcoscenico, col profumo di legno che si solleva dai tasti ogni volta che li sfiori... e come descrivere la sensazione del veder scivolare le mani che si apprestano ad eseguire il trillo con leggerezza per rispettare il pianissimo della partitura... e il direttore... con la sua bacchetta che armonizza la magia... e sognare, mentre nelle orecchie si diffondono le note generando una sensazione nuova eppure così antica, così lontana nel tempo ma che si avvicina sempre più... e continuare a sognare, mentre delicatamente il Sole si spegne, con leggerezza, per non spezzare l'incanto che stasera mi avvolge...
Luci.
Piccole fiammelle che si levano al cielo.
Colori disuniformi che rischiarano il buio della notte.
Ed è un po' come viaggiare,
immaginare cosa ci sia dentro il colore,
cosa animi quei lampi diseguali che si diffondono nel buio.
E accompagneranno il mio riposo,
le ritroverò al risveglio,
diverse,
forse,
eppure sempre uguali,
per ridisegnare,
ancora una volta,
l'immagine del giorno.