A volte mi perdo in questo mondo fatto di parole, mi perdo tra le mille strade che sotto i miei occhi si incrociano… E capita, a volte, di trovare qualche strada un po’ più grande delle altre, qualche viale su cui vorresti veder camminare un po’ tutti quelli che conosci perché, forse, ritieni che quella strada possa portare tutti in un luogo migliore… Da qualche tempo tra i miei link vi è il blog Meet Vernon. E’ il blog di una persona che passa le sue giornate nel braccio della morte negli Stati Uniti, un condannato a morte. Non è mia intenzione entrare nel merito delle sue colpe più o meno vere e, soprattutto, più o meno accertabili; l’unica cosa che vorrei è che un po’ tutti andassimo a dare un’occhiata a quel blog, magari contribuissimo con una lettera, un pensiero, un’opinione… Perché? Beh, semplicemente perché non è tollerabile che lo Stato che esporta democrazia nel mondo condanni delle persone a morte, perché non è tollerabile che nessun governo determini il destino di un uomo, perché una vita non può toglierne un’altra e, tanto più, autorizzata dalla legge. Vorrei che tutti andassimo a dare un’occhiata a quel blog perché, forse, può aiutare un po' tutti noi ad essere migliori… forse…
Succedeva sempre che a un certo punto alzava la testa... e la vedeva. E' una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi... Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: l'America.
A. Baricco
C'era una volta, neanche troppo tempo fa, un paese. Lo chiamavano l'America. Quando giocavi con i bambini e gli raccontavi di questo paese vedevi i loro occhi brillare, restavano a gurdarti con gli occhioni fissi e, forse, già si immaginavano la maestosità di questo paese tanto lontano.
C'erano una volta tanti italiani come noi che partivano alla volta dell'America, anzi, andavano a trovare l'America. Poco importa che ad Ellis Island venissero trattati come bestie perché stavano andando a trovare l'America e questo era l'importante.
E chissà se poi l'hanno trovata, l'America?
Io l'America l'ho vissuta per poco, giusto qualche mese. Il tempo però è stato sufficiente a vedere da vicino come è fatta l'America. Perché ne parlo oggi? Beh, perché anche oggi è morto un altro uomo vittima di una delle tante contraddizioni che affollano questo paese. Come può un paese ritenuto la più grande democrazia del mondo continuare a condannare uomini alla pena capitale? E' un caso che la maggior parte dei condannati sia costituita da gente povera e da persone di colore? E' mai possibile che un paese che si accolla l'oneroso compito di esportare democrazia nel mondo e che si proclama paladino della giustizia nei vari organismi internazionali continui a condannare a morte degli innocenti?
Davanti a queste domande resto perplesso, non riesco proprio a trovare una ragione per quanto mi sforzi. Questo sistema mi fa paura, mi terrorizza. Non è possibile che lo stato si accolli la responsabilità di decidere della fine di un uomo! Non è giusto e non è neanche etico!
E che succede se si scopre di aver condannato un innocente?
Può lo stato ridare la vita di cui indebitamente si è appropriato?
Io resto qui, sul bordo di questo fiume aspetto una risposta che non c'è, osservo la candela che si consuma, vedo la luce che da brillante comincia ad affievolirsi; si consuma lentamente...
E per una volta, nonostante la recessione, nonostante i problemi economici e sociali che ci assillano, nonostante all'estero parlino male di noi... sono fiero di essere italiano.