Fast zu ernst.
Sono convinto che i segreti più intimi si nascondano nella semplicità... La pioggia cade lentamente, colorando del suo grigio il cielo di questo pomeriggio... Il tempo si consuma a pacchetti di due minuti... Attimi di infinito... E sembra di poter accarezzare il cielo, vedere la pioggia che cade, afferrare per un attimo il senso di questo moto che, quasi per un istante sembra arrestarsi... come questo cuore che, nonostante tutto, batte ancora, anche se non sa il perché, batte e basta... non ci sono domande... non ci sono risposte... c'è solo questo momento che può essere per sempre... fast zu ernst...
Concerto per pf. e orchestra n.5 in mib maggiore, op.73
2° movimento: Adagio un poco mosso
Subsonico, sonico, supersonico, ipersonico... Tutto va veloce oggi, tutto sembra avere urgenza di scorrere, non importa la destinazione, l'importante è andare, seguire la massa, correre, correre, correre...
E mi sembra strano essere entrato questa sera in uno dei templi dell'alta velocità (le grandi catene che vendono praticamente di tutto: dal cd al televisore al plasma) ed essere rimasto per quasi due ore a dialogare con un commesso.
...E ritrovarsi a parlare di musica... assaporare la dolcezza delle sensazioni di chi ti racconta pezzi della sua vita parlandoti della dolcezza del tocco di Arrau, raccontandoti l'emozione di un concerto dal vivo, di come sia diverso assistere ad un concerto piuttosto che ascoltare la musica che dolcemente riempie la tua stanza cantata da un lettore cd... e continuare a parlare d'arte, di come sia duro il cammino di chi vuol fare cultura... e mentre ascolto questo cd appena comprato mi sembra tutto più bello, più vissuto, mi sembra di toccarlo questo pianoforte che delicatamente segue l'orchestra cantando la sua melodia... lo vedo, nero, al centro del palcoscenico, col profumo di legno che si solleva dai tasti ogni volta che li sfiori... e come descrivere la sensazione del veder scivolare le mani che si apprestano ad eseguire il trillo con leggerezza per rispettare il pianissimo della partitura... e il direttore... con la sua bacchetta che armonizza la magia... e sognare, mentre nelle orecchie si diffondono le note generando una sensazione nuova eppure così antica, così lontana nel tempo ma che si avvicina sempre più... e continuare a sognare, mentre delicatamente il Sole si spegne, con leggerezza, per non spezzare l'incanto che stasera mi avvolge...
Debussy...
Silenzio. Il concerto sta per cominciare. Stasera c’è Debussy! Il pianista entra e si siede al pianoforte. Debussy… Ricordo ancora la prima volta che l’ho “incontrato”. Era un afoso primo pomeriggio estivo. Le strade deserte; la gente tutta al mare o rinchiusa in casa al fresco dei condizionatori. Accendo la tv e per caso vedo su Rai Tre Arturo Benedetti Michelangeli. Stanno proiettando nella noia dei palinsesti televisivi estivi delle vecchie registrazioni del pianista alla Radio Svizzera. Qualche attimo e l’incanto si accende nel salotto di casa mia. Il suo modo di suonare è meraviglioso, le dita scivolano sui tasti, non guarda mai la tastiera, ogni dito sa con precisione dove andare, con che forza toccare i tasti, che suono emettere. E’ uno spettacolo vedere suonare Arturo Benedetti Michelangeli. La melodia che suona giunge nuova alle mie orecchie. Non l’ho mai sentita. Scopro che il pezzo si chiama Bruyères. E’ bellissimo! Scopro inoltre che è di Debussy ma, finora, non ho mai ascoltato Debussy. Guardo tra i cd in casa mia ma non c’è molto di Debussy. Qualche giorno dopo capito alla Ricordi con mio padre e, ancora rapito dalla stupenda melodia mi precipito a cercare tra i cd. Trovo finalmente Bruyères. E’ tra i Preludi. Compro subito il cd ed anche lo spartito (ed. Ricordi) attratto dalla grafica stupenda di quest’ultimo. Torno a casa contento come un bambino (tra l’altro ero proprio un bambino!!!) con in mano il giocattolo nuovo, mi siedo al pianoforte e con grande eccitazione apro il secondo libro dei Preludi. Mi affanno a cercare Bruyères ma non la trovo. I pezzi sono senza titolo. Solo alla fine scopro che il titolo è sul fondo (…Bruyères). Accidenti come è difficile questo pezzo da suonare! Ciò che esce dal mio pianoforte non somiglia neppure lontanamente all’incanto di Benedetti Michelangeli. La mia mano di bambino non ha un’estensione tale da tenere tutte le note degli accordi. Anche la scrittura non è delle più semplici visto che la musica è scritta su tre righe anziché le classiche due! Già capire che note suonare è un’impresa! Le indicazioni di pedale sono pochissime! In una nota leggo che è l’interprete che deve decidere come usare il pedale e che, le indicazioni presenti sono solo un suggerimento! In pochi minuti ho già capito che ci vorrà molto tempo prima che Bruyères possa “levarsi” dal mio pianoforte! Vado allora nella mia stanza ed ascolto il cd. E’ sempre Arturo Benedetti Michelangeli che suona. Il suono ora è più pulito di quello della tv e poi, posso tornare a riascoltare i passaggi che mi piacciono di più tutte le volte che voglio. Resto nuovamente incantato. L’atmosfera cambia all’improvviso. C’è qualcosa di magico in questa musica, qualcosa che le parole non possono spiegare. Riascolto Bruyères ancora e ancora e qualcosa, forse, mi si chiarisce. La nebbia di qualche minuto fa comincia a diradarsi. Ora capisco perché non c’è il titolo all’inizio. Il titolo è solo un’indicazione, un suggerimento dato dall’autore. Il suo posto è alla fine perché la sua funzione è marginale. Il titolo dobbiamo trovarlo noi dopo aver ascoltato la poesia delle note e, per ognuno di noi deve essere diverso; deve venire dal cuore. E’ la magia di questa musica! Siamo noi i protagonisti. Le indicazioni sul pedale non ci sono perché è l’interprete che deve decidere come usarlo per dare più o meno corpo al suono; a seconda di ciò che ha dentro, a seconda di ciò che vuole comunicare al suo pubblico. Tutto ciò mi incanta e mi meraviglia ogni volta che suono questa musica. Mentre sono preso nei miei pensieri sento levarsi nell’aria le prime vibrazioni di Images. Gli accordi iniziali mi destano dal sogno ed in un attimo sono nuovamente rapito… il sogno ricomincia… un nuovo sogno…
…Che meraviglia Debussy!