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"...e fieramente mi si stringe il core,/ a pensar come tutto al mondo passa,/ e quasi orma non lascia." G. Leopardi

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...E poi? Cosa resterà di un'emozione? Cosa ne sarà di un sogno dimenticato? Niente... O forse qualche segno strano tra le pagine della mia vita... E così decisi di aprire un blog!

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martedì, 18 ottobre 2005

La leggenda di Redenta Tiria.

Abaca, abaco, Abacuc…Abacrasta”. Inutile affannarsi nella ricerca, Abacrasta non lo troverete in nessun atlante. E neppure l’enciclopedia potrà darvi delucidazioni circa la localizzazione geografica di questo paese! Abacrasta infatti è, come tutti i luoghi di una leggenda che si rispetti, fuori dai confini dello spazio e del tempo eppure così reale nelle descrizioni della terra brulla, delle greggi di pecore, degli abitanti/personaggi che la affollano; ognuno con una storia diversa da raccontare. Storie che si intrecciano tra loro condividendo una sola cosa: la fine. Sì, perché ad Abacrasta, nessuno è mai morto per vecchiaia: “l’agonia non ha fottuto mai un cristiano”! Puntualmente si presentava la “Voce” e, in men che non si dica, la cinghia passava dai pantaloni al collo. Le donne? Beh, le donne non avendo a disposizione la cinghia cercavano di aiutarsi con una fune. La “Voce” certo non faceva distinzioni di sesso! Questa la realtà di Abacrasta finché un giorno non giunse in paese “una femmina cieca, con i capelli lucidi come ali di corvo e i piedi scalzi”. Disse di chiamarsi Redenta Tiria…

Questa, in breve, la trama del romanzo di Salvatore Niffoi che, reinventando un linguaggio in cui si fondono la lingua del “continente” ed il dialetto sardo, ci restituisce un’immagine della Sardegna e del mondo intero. Ne emerge un ritratto di straordinaria umanità e una meravigliosa favola che non manca di affidare al lettore la sua morale, “perché i morti bisogna farli parlare, farli rivivere nelle storie. E ai vivi bisogna far capire che il mestiere del vivere è cosa difficile da imparare, ma non impossibile”.

postato da: nonlinear alle ore ottobre 18, 2005 19:25 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, libri
giovedì, 13 ottobre 2005

Le confessioni di Max Tivoli.

Un atroce scherzo della natura. Si potrebbe riassumere così la vita di Max Tivoli. Nato con le fattezze di un settantenne e costretto a ringiovanire giorno dopo giorno, Max si trova ad affrontare le difficoltà della vita con un aspetto esteriore diametralmente opposto alla sua età anagrafica. E così, ci troviamo a leggere le avventure di un vecchio bambino scambiato per un nano ritardato, scopriamo i primi amori adolescenziali in un uomo ultracinquantenne, le gioie della paternità in un fanciullo. E' questa la triste storia di Max, che, attraverso il suo diario ci racconta della sua vita, una vita segnata da questa fondamentale anomalia e i cui istanti sono scanditi da un tempo che corre all'incontrario fino ad una data già nota dall'inizio, 1941, l'anno della fine. In questo lungo viaggio, che ripercorre l'intera vita di Max, Greer tratteggia con maestria un'immagine del nostro mondo, secondo il mio modo di vedere, davvero profonda. Ci mostra l'amore, quello con la A maiuscola che attraversa l'intera vita di un uomo, ci porta a conoscere in profondità i falsi miti della bellezza e della giovinezza ad ogni costo, ci regala una splendida immagine dell'amico ideale, impersonato nel romanzo da Hughie, l'unico a conoscere il segreto di Max, forse perché anche lui è un "diverso"; e infine ci lascia un grande insegnamento sull'impossibilità di giudicare in base a ciò che si vede perché, molto spesso, ciò che si vede è solo la parte meno profonda della realtà.

postato da: nonlinear alle ore ottobre 13, 2005 18:46 | link | commenti (4)
categorie: libri
domenica, 05 giugno 2005

La lentezza.

"«Aspetta un momento».

Voglio contemplare ancora il mio cavaliere che si dirige lentamente verso la carrozza. Voglio assaporare il ritmo dei suoi passi: più egli avanza, più questi rallentano. In questa lentezza mi sembra di riconoscere un segno di felicità.

Il cocchiere lo saluta; lui si ferma, accosta le dita al naso, poi sale, si siede, si rannicchia in un angolo, allunga comodamente le gambe; la carrozza si avvia, e ben presto lui si addormenterà, poi si sveglierà e, per tutto questo tempo, si sforzerà di rimanere il più vicino possibile a quella notte che, inesorabilmente, si dissolve alla luce del sole.

Senza domani.

Senza pubblico."

M. Kundera, La lentezza

postato da: nonlinear alle ore giugno 05, 2005 11:07 | link | commenti (5)
categorie: citazioni, libri
giovedì, 02 giugno 2005

Con le peggiori intenzioni.

Oggi voglio parlarti di un libro. Non è uno dei soliti libri che leggo. Sì, perché di solito io leggo libri classici, libri di autori su cui il tempo ha già espresso il suo giudizio confinandoli nel dimenticatoio o tributandogli gloria eterna. Questa volta però ho voluto comprare un libro appena uscito, fresco di stampa, una prima edizione. Sarà forse perché ne parlavano tutti i giornali, o forse solamente per curiosità. Sta di fatto che ho comprato "Con le peggiori intenzioni" di Alessandro Piperno (ed. Mondadori). Il libro ci racconta la storia della famiglia Sonnino, una benestante famiglia ebrea di Roma. Attraverso gli occhi di Daniel Sonnino, il più giovane erede di questa famiglia, il racconto ci porta a ripercorrere la storia italiana dal dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino seguendo gli eventi della vita di questa famiglia. Daniel Sonnino è la coscienza critica della famiglia che presenta i pregi ma soprattutto i difetti dei suoi familiari a partire dal nonno Bepy, instancabile donnaiolo che preferisce la morte per tumore alla vescica all'impotenza. Intorno alla famiglia poi una serie di personaggi più o meno eccentrici, più o meno estrosi: la bella Gaia di cui si invaghisce Daniel senza mai riuscire ad andare oltre l'amicizia; il "figo" David Ruben; sua madre che non riesce ad ammettere la morte dei genitori nei lager; Teo Sonnino, lo zio di Daniel che si trasferisce in Israele; Nanni Cittadini l'ex socio di Bepy con le sue smanie aristocratiche e poi tanti altri. Dietro questa folla, tra una Porsche e un viaggio a Positano, tra case da sogno e carte di credito scorre il fiume della storia; scorre la storia di chi, sfuggito per miracolo ai lager, cerca di dimenticare le ingiustizie vivendo al massimo, scorre la storia del neonato stato di Israele, la storia del consumismo sfrenato degli anni Ottanta e della moda dello shopping della gente benestante in via Condotti; il tutto raccontato con ironia e senza mai stancare. La scrittura ricorda il Proust della Recherche e ci restituisce questa grande saga familiare, questo gruppo di uomini troppo umani che, dietro le apparenze non sono poi tanto diversi da noi con le loro paure, le loro idee e le loro fissazioni. Un bel romanzo, una bella scoperta, una piacevole lettura. Spero piaccia anche a qualcuno di voi e, se qualcuno l'avesse già letto, spero di vedere il vostro commento (stroncature incluse!). Buona lettura.

postato da: nonlinear alle ore giugno 02, 2005 18:08 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, libri