Nonlinear

"...e fieramente mi si stringe il core,/ a pensar come tutto al mondo passa,/ e quasi orma non lascia." G. Leopardi

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...E poi? Cosa resterà di un'emozione? Cosa ne sarà di un sogno dimenticato? Niente... O forse qualche segno strano tra le pagine della mia vita... E così decisi di aprire un blog!

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domenica, 09 settembre 2007

Brano dal mio testamento.

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre
a me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno le notti a dolce sonno,
il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del mio tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno, che
disperazione m’ha portato avanti e son rimasto
indietro, al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine:
hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
la mia storia vergata con la mano
d’una qualche speranza. A te finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate, ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austera forma d’uomo,
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e di Auschwitz.
Fa’ presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici: gia! i nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri:
dicono sempre sì, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono, di fuori,
il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro.
Il pane è fatto pietra, l’acqua fango,
la verità un uccello che non canta.
È questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere fiero. Sfòrzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. È questo che ti lascio.

Kriton Athanasulis
postato da: nonlinear alle ore settembre 09, 2007 21:46 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, pensieri, poesia, metafore
sabato, 01 settembre 2007

Di sveglie, di binari, di stelle...

E adesso cosa resta? Che ne è stato di tutto quel movimento? Cosa resta di quella pioggia che sembrava non voler smettere mai? Cosa resta dei sogni lasciati ancora a metà perché è già ora di andare? Cosa resta di tutto questo?
...e a volte penso che sarebbe bello se non restasse niente, se le orme lasciate nella terra ancora fresca dopo la pioggia sparissero per incanto... forse sarebbe bello pensare di andare senza lasciare traccia... eppure questo vuoto, dentro, ha un qualcosa di straordinaria bellezza... questo vuoto che ha il suono di pensieri sfiorati, l'immagine di occhi incrociati... questo vuoto... buio come il cielo... pieno di stelle che, in fondo, sai ti illumineranno sempre con la loro flebile luce, che, in fondo, sai già sopravviveranno... o almeno, lo speri...

P.S.: Un grazie a tutte le stelle che in questi due anni hanno illuminato le strade buie e intricate della mia vita... anche se questo post non lo leggeranno mai...

postato da: nonlinear alle ore settembre 01, 2007 21:23 | link | commenti
categorie: pensieri