La nostalgia stasera ha la forma di un vecchio disco. Mi ricorda i tempi "preistorici" in cui si ascoltavano ancora gli LP. C'era tutta una procedura, una fisicità che oggi mi manca. Mio padre che prendeva la spazzola di velluto e la passava sul vecchio disco perché altrimenti non si sentiva bene... E che dire di quel gesto strano e tanto magico di quando ero bambino del poggiare il disco sul piatto, farlo partire, accostare il braccio con la puntina che saltava... E poi, ritrovarsi a sognare... Un sogno interrotto, fatto di note e strani rumori... La puntina che saltava, che si consumava e che bisognava andare a comprare nel paese vicino... E mi sembra strano stasera lasciarmi prendere da questo ricordo, visto che nel frattempo la musica si diffonde attraverso un file mp3 dal mio pc... Eppure, il disco resta un sogno, un simbolo di un tempo che non c'è più, che esiste solo nella scatola della memoria, nel cofanetto di ricordi di ognuno di noi insieme alla macchina da scrivere che ticchettava per la casa, il telefono a gettoni e le tante altre cose che vivono nei nostri ricordi e che in essi resteranno per regalarci ancora emozioni.
Sabbia.
Ed eccomi qui, ad assaporare gli ultimi spicchi di questo giorno, a sfogliare le pagine consunte del tempo che passa... La musica si diffonde per la stanza vuota, le note rimbalzano tra le pareti ed arrivano a me, mi confondono, mi turbano, mi regalano un sogno... La mente vola tra le vibrazioni che si spargono nell'aria, la clessidra lascia scorrere la sabbia... E mi sento un granellino di questa sabbia che scorre, uno dei tanti che si lascia scivolare con la speranza di lasciare la propria orma nel fiume del tempo. Non lascia tracce, eppure, torna... Torna questo senso di emozione, questo stare bene, fuori dal tempo, fuori da oggi, da qui, da ora... Fuori dal tempo, tornare, ritornare, passare e ripassare, rileggere il libro di questo vecchio e sempre nuovo giorno...
"Le città erano diventate luoghi tristissimi, dove la vita ogni giorno veniva improvvisamente interrotta da cumuli frastagliati di ferro e vetro e pietra su cui cresceva un'angoscia inimmaginabile, aumentata dalle fotocopie sporche e stracciate dei volti dei dispersi appiccicate dappertutto, che non si limitavano a ricordare costantemente ciò che era andato perduto ma avvertivano anche di ciò che riservava il futuro, e c'erano interminabili montaggi della Cnn pieni di persone stordite che vagavano al rallentatore, alcune avvolte nella bandiera americana, mentre in sottofondo Bruce Springsteen cantava piano We Shall Overcome. C'erano troppi momenti di terrore in cui i vivi invidiavano i morti..."
Bret Easton Ellis
Addio, dolce vita.
Vedere un titolo scritto in italiano sulla copertina di uno dei più prestigiosi settimanali di informazione politico-economica del mondo non può che far piacere, a meno che, questo titolo non sia: "Addio, dolce vita"! Proprio così infatti si presenta la copertina dell'Economist di questa settimana, con questo "titolone" che sembra non lasciare possibilità di appello per la nostra piccola, povera, malandata e bistrattata Italia. In molti diranno che l'Economist non è mai stato troppo gentile con l'Italia, eppure, leggendo l'articolo non si può non pensare a ciò che c'è scritto. Dall'analisi esce infatti perdente l'intero sistema Italia. Esce perdente l'Italia di Berlusconi così come quella di Prodi, escono perdenti i partiti, le aziende, insomma, praticamente tutto.
Unica nota positiva: "AT FIRST blush, life in Italy still seems sweet enough. The countryside is stunning, the historic cities beautiful, the cultural treasures amazing, and the food and wine more wonderful than ever. By most standards, Italians are wealthy, they live for a long time and their families stick impressively together. The boorish drunkenness that makes town centres in many other countries unpleasant is mercifully rare in Italy. The traffic may be bad, and places such as Venice and Florence are overrun by tourists, but if you go off-season—or merely off the beaten track—you can have a more enjoyable time in Italy than practically anywhere else".
E c'è veramente poco da gioire se, nonostante tutto quello che abbiamo in termini di patrimonio artistico, in termini di creatività e di inventiva, siamo così indietro rispetto al resto d'Europa! Ovunque mi sposti non faccio che ascoltare lamentele. In treno, in aereo, al sud, al nord, al centro, con la pioggia, con il sole, con la neve; sembra che non ci siano regioni, confini, limiti per questo senso di insoddisfazione crescente. Ogni giorno diventa sempre più difficile vivere in questo paese e convivere con tutto ciò che non funziona. Eppure... Che bello è vivere in Italia! Che bella l'Italia! Cosa ci manca? Beh, forse ci manca un po' di intraprendenza, forse ci lasciamo sfuggire troppi treni, ci fissiamo su cose che alla fine si rivelano accessorie e dimentichiamo ciò che veramente serve al nostro amato Paese. Forse, l'unico modo per uscire da una crisi che sembra senza uscita è impegnarsi per costruire ciò di cui il Paese ha veramente bisogno, partire dal necessario per poi pensare al superfluo, non continuare a vedere l'avversario politico come un nemico ma come un rivale nell'ambito di una competizione leale, e, soprattutto, forse è il caso di smettere di pensare alla fase di congiuntura negativa internazionale seguita all'11 Settembre e al caro-euro per cominciare a riportare il nostro Paese all'antico splendore.
P.S.: L'articolo dell'Economist citato si può trovare qui.
Occhi.
Storie, sogni, pensieri, paure...
Segni, tracce che il tempo non potrà cancellare...
Note scritte sul pentagramma della vita...
Luci, che si perdono nel paese della memoria...
E anche stasera mi regalano un'emozione.

© Steve Mc Curry
Sempre meglio che... pensare.
Esercitazione per l’esame di giornalismo. Il candidato apprenda che oggi sarà in edicola Diva e Donna, nuovo settimanale indicato come in concorrenza coi periodici Chi e Vanity Fair e DiPiù. Il candidato apprenda poi questa prima serie di titoli: «Il papa ha cambiato sarto», «La casalinga disperata ora è trans», «Volteggiando tra champagne e vele, chiacchiere e cene, con un occhio a Oscar Wilde e uno a Evelyn Waugh», «Carré Otis ha detto addio agli eccessi», «Il nuovo look della signora Pavarotti», «Il re delle conigliette ormai fa tenerezza», «Dallo scialle spunta il seno nudo», «Schiena nuda, la frontiera democratica della seduzione», «L'uomo nuovo è ubersexual», «Torna il gusto del sesso», «La pornoclinica dei panda». Il candidato apprenda poi questa seconda serie di titoli: «L'elicottero acquistabile ai grandi magazzini», «Il bisturi che toglie il pensiero e la ruga», «Meglio la villetta o la barca?», «Quell'intimo che piace a lui». Il candidato, considerato che la prima serie di titoli è stata pubblicata di recente sul Corriere della Sera, e considerato che la seconda serie di titoli è stata pubblicata su un inserto settimanale sempre del Corriere della Sera, ha due secondi di tempo per rispondere al seguente quesito: sicuri che i concorrenti del nuovo Diva e Donna siano solo Chi e Vanity Fair e DiPiù?
Filippo Facci
L'articolo che ho deciso di riportare in versione integrale è apparso ieri sulla prima pagina de "Il Giornale". A prescindere dal tono scherzoso e provocatorio dell'articolo io credo che queste poche righe facciano molto pensare. Mi fa pensare infatti un organo di informazione che dedica pagine e pagine al pettegolezzo, mi fa pensare un telegiornale che fonda il proprio successo sul gossip, mi fa pensare la presenza in tv di programmi vuoti di contenuto quali i reality show e altri simili. Mi fa molto pensare la situazione italiana, mi fa molto pensare la situazione di precariato folle in cui versano la maggior parte dei giovani, mi fanno molto pensare le manifestazioni dei docenti e degli studenti, per una volta riuniti, contro la riforma della scuola, mi fa molto pensare la situazione paradossale di un paese che non produce e i cui mercati finanziari vanno bene (segno evidente che ci sono persone che vivono di speculazioni), mi fa molto pensare... Ma, forse, è sbagliato pensare... In fondo anche stasera avrò la mia velina, la mia letterina e qualche altra bella storiella da raccontare... In fondo, chi se ne frega se il mondo va a rotoli.
Storie di una città... a piedi.
E' un profumo d'altri tempi quello che affolla le strade stasera. E' un viaggio nel tempo vedere le automobili ferme sul ciglio della strada e fermarsi ad assaporare il gusto di un'immagine quasi spettrale. E' un riscoprire i suoni della natura questo canto di uccelli che accompagnano il Sole a dormire, è un viaggio tra le voci, è una scatola di colori per dipingere una nuova tela... E' una storia da raccontare per colorare le pagine di un diario... e poco importa che non serva all'ambiente... io credo serva soprattutto a noi per riscoprire una bellezza che, tanto spesso, il rumore di ogni giorno lascia sfuggire.
Pensieri di carta.
Viaggiare...oltre il tempo... Perdersi tra i disegni che si rincorrono tra i fogli... Tracce... Strani caratteri che corrono mentre la penna si arrampica sul foglio... Emozioni, sogni, paure... E' il mio momento... Solo, sento la città che lentamente si addormenta, le luci si accendono e piano il traffico rallenta... Sembra quasi che si fermi tutto... Un istante... E' tutto mio il mondo... Questa lucida, bianca emozione che raccoglie la mia stanchezza... Una tastiera su cui appoggiare delicatamente le mani... Vita che si perde e si ritrova tra le righe... Segni che combattono contro il tempo... E penso alla infinitesima, eppure così viva nella mente, possibilità di incontrarti tra questi segni... Sogni... Parole... Pensieri... di carta...
Vento di pace.
Come un bambino vedo i miei occhi perdersi tra le mille luci delle fiaccole accese. Cammino tra una folla di gente, mi perdo tra le bandiere, ascolto voci, commenti, grida e, in fondo, mi sento felice. Felice di esserci, di respirare quest'aria che sa di pace, felice di scambiare quattro chiacchiere con uno sconosciuto e sorprendermi a sorridere. Pace. E' questo il grido che si leva dalla folla, è questo il grido cui mi unisco con tutta l'aria che mi riempie i polmoni. Pace. Pace come scopo, pace come meta, pace come traguardo, pace... E vedo i tuoi occhi, così piccoli, mentre ti addormenti tra le braccia di tuo padre che tiene la tua manina nella sua... Pace, mentre dormi, pace al tuo risveglio, pace mentre sorridi guardando le luci che lentamente si accendono tra le mani della gente, pace... Pace, in questo vento primaverile che sembra essersi svegliato apposta stasera per regalarci la sua dolce melodia e ricordarci che siamo tutti uomini, uomini a prescindere dal colore delle mani, uomini a prescindere dal Dio che popola il nostro cielo, uomini e basta, uomini che credono, vivono, sperano, sognano che esista ancora la possibilità di respirare questa dolce brezza di pace.