Nonlinear

"...e fieramente mi si stringe il core,/ a pensar come tutto al mondo passa,/ e quasi orma non lascia." G. Leopardi

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...E poi? Cosa resterà di un'emozione? Cosa ne sarà di un sogno dimenticato? Niente... O forse qualche segno strano tra le pagine della mia vita... E così decisi di aprire un blog!

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mercoledì, 29 giugno 2005

That's what friends are for.

...E il passato entra, in punta di piedi, e mi avvolge. Un'armonia sussurra il suo canto e dipinge davanti ai miei occhi un quadro che ho già visto ma che non ho mai osservato così, con questi occhi. Vorrei entrare in quel quadro, vorrei viverlo ancora. Ora piango, piango mentre guardo quei colori così intensi, piango mentre il sole si tinge di arancio e piano scompare lasciando la sua traccia sulla bianca tela. ...E penso alla tua mano calda che mi avvolge, mi stringe e mi libera, poi mi stringe di nuovo. ...E non sento più il vuoto, mi perdo nei colori, risorgo e poi... Lui, con la sua instancabile cadenza a limitare il sogno, a ricordare la fine inderogabile di tutto... ma non stasera, almeno adesso no, ancora un attimo, un secondo, solo uno, senza...

P.S.: Il titolo non sembra pertinente, tuttavia, tutto è cominciato da lì.

postato da: nonlinear alle ore giugno 29, 2005 21:22 | link | commenti (12)
categorie: pensieri
martedì, 28 giugno 2005

Qualche timido raggio di sole si affaccia ancora alla mia finestra. Rondini girano vorticosamente nel cielo...

...E vorrei toccarle, vorrei poter allungare la mano e sentire che sensazione si prova ad avere tra le mani la vita, sentire il loro respiro, unirlo al mio...

Vorrei tenerle tra le mani un attimo, solo un istante e poi lasciarle andare, vederle ripartire...

...e vorrei entrare anch'io in quel vortice, vorrei volteggiare nel cielo, sentire l'aria fresca accarezzarmi il viso, respirare a pieni polmoni...

...E mentre scrivo sento il loro canto sovrapporsi alla musica che si diffonde nella mia stanza. E' la sesta sinfonia di Beethoven. Il trillo del flauto imita le loro voci...

...e si confondono, si perdono, si sovrappongono...

...e mi perdo anch'io, anche stasera, in questa meraviglia...

postato da: nonlinear alle ore giugno 28, 2005 20:32 | link | commenti (5)
categorie: pensieri
domenica, 26 giugno 2005

27/06/1980. Ore 20:59:45. 39°43' N; 12°55' E.

Oggi voglio raccontarvi una storia. Come ogni storia comincerò a raccontarla con il classico "C'era una volta", infatti, c'era una volta una signora, il suo nome era Maria Vincenza Calderone. La signora Maria Vincenza era stata a Bologna per una visita presso l'ospedale Rizzoli e, la sera del 27/06/'80 si trovava in aeroporto con una gamba ingessata e attendeva l'aereo per tornare in Sicilia con scalo a Cagliari. La signora Maria Vincenza aveva già fatto il check-in per la Sardegna quando la compagnia aerea, vedendola con la gamba malandata le proprose un volo diretto per Palermo che non era ancora partito. C'era una volta, sempre in quell'aeroporto Giuliana Superchi. Giuliana era ancora una bambina, aveva solo 11 anni e, viaggiando in qualità di "minorenne non accompagnata", forse, per avere un po' di compagnia portava con sé una bambola. C'era una volta Giuseppe Lachina, anche lui all'aeroporto di Bologna. Era accompagnato quella sera dalla consorte. Accanto a loro doveva esserci anche Linda, la loro bambina che era stata appena promossa e a cui avevano promesso come regalo un viaggio in Sicilia. Ma niente, non c'era stato niente da fare, su quell'aereo non c'era proprio posto! C'era una volta... C'erano una volta tante storie, tante vite, tanta gente, 81 persone per la precisione. Ognuno di loro aveva una storia, un sogno, un'idea. Ognuno di loro aveva una mamma, un papà, un bimbo che erano all'aeroporto di Palermo ad attenderli. C'erano tante storie quella sera del 27/06/'80, tante storie a bordo del volo ITH-870, tante storie con una sola cosa in comune...la certezza della fine. Queste storie non sono a lieto fine, il finale è tragico perché di quelle 81 storie non ne è sopravvissuta neanche una... Perché? Beh, il perché ancora oggi non si sa. Quell'aereo oggi è un nido per i piccioni e, forse, in molti vorrebbero cancellare definitivamente dalla memoria quelle storie. Io non sono dello stesso parere ed è per questo che scrivo questo post. Scrivo per ricordare che quella sera 81 innocenti hanno perso la vita senza un motivo. Scrivo perché in 25 anni non si è fatta chiarezza su questo mistero. Scrivo perché... perché mi andava di lasciare una testimonianza...

...E le elencherò tutte, le elencherò tutte quelle 81 persone, quelle 81 storie troppo importanti perché vengano dimenticate:

Cinzia Andres, Luigi Andres, Francesco Baiamonte, Paola Bonati, Alberto Bonfietti, Alberto Bosco, Maria Vincenza Calderone, Giuseppe Cammarota, Arnaldo Campanini, Antonio Candia, Antonella Cappellini, Giovanni Cerami, Maria Grazia Croce, Francesca D'Alfonso, Salvatore D'Alfonso, Sebastiano D'Alfonso, Michele Davì, Giuseppe Calogero De Ciccio, Rosa De Dominicis, Elvira De Lisi, Francesco Di Natale, Antonella Diodato, Giuseppe Diodato, Vincenzo Diodato, Giacomo Filippi, Enzo Fontana, Vito Fontana, Carmela Fullone, Rosario Fullone, Vito Gallo, Domenico Gatti, Guelfo Gherardi, Antonino Greco, Berta Gruber, Andrea Guarano, Vincenzo Guardi, Giacomo Guerino, Graziella Guerra, Rita Guzzo, Giuseppe Lachina, Gaetano La Rocca, Paolo Licata, Maria Rosaria Liotta, Francesca Lupo, Giovanna Lupo, Giuseppe Manitta, Claudio Marchese, Daniela Marfisi, Tiziana Marfisi, Erica Mazzel, Rita Mazzel, Maria Assunta Mignani, Annino Molteni, Paolo Morici, Guglielmo Norritto, Lorenzo Ongari, Paola Papi, Alessandra Parisi, Carlo Parrinello, Francesca Parrinello, Anna Paola Pellicciani, Antonella Pinocchio, Giovanni Pinocchio, Gaetano Prestileo, Andrea Reina, Giulia Reina, Costanzo Ronchini, Marianna Siracusa, Maria Elena Speciale, Giuliana Superchi, Antonio Torres, Giulia Maria Concetta Tripliciano, Pierpaolo Ugolini, Daniela Valentini, Giuseppe Valenza, Massimo Venturi, Marco Volanti, Maria Volpe, Alessandro Zanetti, Emanuele Zanetti, Nicola Zanetti.

postato da: nonlinear alle ore giugno 26, 2005 19:34 | link | commenti (10)
categorie: riflessioni, ricordi, storia, memorie
giovedì, 23 giugno 2005

...e se alzo gli occhi al cielo ti vedo...

...ti sento in questa musica che giunge da lontano e mi lascia senza fiato...

....in quel puntino che brilla nel buio della notte vedo i tuoi occhi che mi proteggono e mi guidano...

...e penso al mare, a quella enorme distesa d'acqua che non hai mai visto...

Ora è qui,

davanti ai miei occhi vedo quest'acqua che si rincorre,

vedo le onde che giocano a superarsi e in questo gioco,

in questa vita...

...sento il tuo respiro, quel dolce soffio che mi soffermavo ad ascoltare quando ero ancora bambino.

...e ti sento...

sento che ci sei,

nei lunghi silenzi della solitudine e nella frenesia del quotidiano...

ti sento...

...e se alzo gli occhi al cielo, in fondo, lo so che quella stella che brilla anche stasera l'hai accesa per me...

postato da: nonlinear alle ore giugno 23, 2005 21:39 | link | commenti (7)
categorie: ricordi
lunedì, 20 giugno 2005

Sull'amicizia.

E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

Kahlil Gibran

Non so se questi rapporti tra bloggers si possano definire amicizia comunque, spesso, le vostre visite, le vostre opinioni, le vostre storie che si intrecciano con la mia, sono importanti come i consigli di un amico, sono un modo per guardarmi dall'esterno, sono occhi per vedermi vivere che mi aiutano a capirmi meglio. Per tutto ciò vi ringrazio.

Buonanotte a voi tutti.

postato da: nonlinear alle ore giugno 20, 2005 21:26 | link | commenti (12)
categorie: citazioni, riflessioni
domenica, 19 giugno 2005

Il mestiere di scrivere.

«Il sonno era perduto per sempre, il pietoso, buio, dolce oblio del sonno dell'infanzia. Il tarlo si era insinuato nel mio cuore e si nutriva del mio cervello, del mio spirito e della mia memoria - avevo capito finalmente che ero stato preso dal mio stesso fuoco, consumato dal mio stesso appetito, afferrato da quel frenetico e insaziabile desiderio che aveva assorbito per anni la mia vita. Sapevo, in breve, che una cellula luminosa del cervello, della memoria e del cuore avrebbe d'ora in poi brillato per sempre - il tarlo si nutriva e la luce si accendeva di notte, di giorno, in ogni momento di veglia e di sonno della mia vita - non c'era rimedio alcuno di cibo o di bevanda, di amicizie o di viaggi, di sport o di donna che avrebbe potuto spegnerla e che mai più, finché la morte non avrebbe messo il suo sigillo nero e finale alla mia vita, sarei riuscito a fuggire. Seppi infine di essere diventato uno scrittore: seppi infine che cosa accade a un uomo che fa della vita dello scrittore la sua vita».

Thomas Wolfe, Storia di un romanzo

postato da: nonlinear alle ore giugno 19, 2005 21:11 | link | commenti (6)
categorie: citazioni, riflessioni
giovedì, 16 giugno 2005

Amarcord.

Una canzone soffiata dal vento… “Ballando al buio”…

…E mi rivedo alla scrivania della mia stanzetta, mi sorprendo immerso nei sogni della mia adolescenza…

Chissà quanti di quei sogni si sono avverati? Chissà se nel cassetto di quella scrivania ci sono ancora le poesie che scrivevo?

…E penso che vorrei essere il deejay della mia vita, vorrei rivedermi vivere ed aggiungere la musica in sottofondo per dare profondità a quei momenti. Mi rivedo a vagare per le strade della mia città abbracciato a un sogno. Mi vedo camminare senza neppure guardare, sognando e basta.

…E la musica scorre, ti fa vibrare il cuore, ti fa venire qualche brivido e poi… passa, passa come questo tempo “che è poco e prezioso”, passa questa mattinata tra i soliti problemi che sai già che passeranno ed è proprio in questo passaggio che, forse, ti sembra di intravedere l’essenza di ciò che stai vivendo, l’essenza ultima di questa vita, e allora?

…E allora abbandoni tutto per un attimo e ti metti a scrivere queste righe che forse, più tardi posterai sul blog e chissà… chissà se forse questo non è un modo per fermare questo passaggio, lasciare una traccia, un’orma su questa spiaggia che continui a calpestare con la certezza che prima o poi finirà…

Ma è proprio questo che ti fa apprezzare quanto è bello camminare in questo posto, quanto è bello bere quest’acqua che sgorga così fresca e dissetante, come è bello svegliarsi e vedere il sole sorgere ogni mattina quando apri la finestra…

...E la chitarra suona, suona perché egoisticamente voglio che continui a suonare per me, non voglio che si fermi per oggi, oggi voglio sognare, non voglio problemi, non voglio saperne di nulla, oggi voglio solo un sogno come tanto tempo fa. Voglio un sogno e voglio crederci, voglio credere che si possa realizzare, un giorno magari, chissà…

postato da: nonlinear alle ore giugno 16, 2005 18:17 | link | commenti (13)
categorie: pensieri
martedì, 14 giugno 2005

E' solo terra...

Mentre cammino sento levarsi il profumo della terra bagnata. E' solo terra... ma che emozione chinarsi e stringerne un pugnetto tra le mani. Sentire un profumo, assaporare un attimo, imprimere un segno nella memoria. Vorrei vivere questo attimo per sempre, vorrei vedere queste mani sporche, vorrei provare ancora e ancora questa esperienza fuori del tempo... senza oggi... senza domani. Vorrei vederti ancora, correre incontro alla vita lungo questo viale senza inizio e senza fine. E' solo terra... questo senso di precarietà che sento e che mi avvolge. E' solo terra... e ti vedo vivere, inciampare lungo il percorso e poi rialzarti ancora. Ti vedo riprendere la tua corsa e sorridere. Sorrido anch'io. E' solo terra... e in questa terra annego felice e riemergo con un sogno che cullerò ogni sera, un sogno che crescerò tra le mie mani sporche di terra e profumate di vita.

postato da: nonlinear alle ore giugno 14, 2005 21:26 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, storie
sabato, 11 giugno 2005

Quel fumo...

Il fumo che si sollevava dalla sua sigaretta descriveva strani percorsi per poi perdersi nel vuoto. Sarei stato per ore a guardare quello spettacolo, quel fumo che partiva descrivendo una linea e poi cominciava a vibrare, sempre più, fino ad aprirsi e perdersi. Era una notte buia, piovosa, poca gente popolava le strade. Sembrava quasi che il tempo si fosse fermato quando, nella folle corsa per rientrare a casa cercando di bagnarmi il meno possibile sentii una voce alle mie spalle: “Hai una sigaretta?” Una voce roca aveva pronunciato queste parole ma non riuscivo neanche a capire da dove fosse venuta quella voce. “Mah, forse avrò sognato!” dissi tra me e me tra il trasognato e l’incredulo. “Scusa, hai una sigaretta?” Ancora una volta quella voce. Girandomi lo vidi finalmente. Seduto su un vecchio cartone, zuppo per la pioggia che scendeva giù copiosa stava lì, dimenticato dal mondo. In quel vicolo c’era solo lui, i suoi vecchi vestiti ammassati in una valigia di cartone e la sua vecchia fisarmonica rossa. Un piccolo fuoco ormai ridotto a misera brace lo riscaldava nel gelido inverno. La sigaretta non l’avevo ma volli comunque fermarmi. Volli fermarmi perché ne avevo voglia, sentivo che era giusto così. Lui mi guardò. Era strano il suo modo di guardarmi. I suoi occhi celesti quasi mi trapassavano, era come se il suo sguardo mi oltrepassasse. Mi sedetti anch’io, appoggiandomi sugli scalini di una scala antincendio e stetti lì. All’inizio fu il silenzio. Nessuno fra noi due aveva il coraggio di parlare ma poi… Poi fu lui che cominciò a raccontarmi una storia. Era una storia fatta di persone, le persone che incontravo tutti i giorni ma che mai avrei pensato che avessero avuto tanto da dire. Erano proprio loro, le persone che salutavo ogni giorno e con cui scambiavo chiacchiere in ascensore. Proprio loro avevano così tanto da raccontare. Che strano era sentire quelle parole! Il racconto mi prendeva. Mi raccontava dei passi, di come fossero incerti quelli dei bambini che per la prima volta scendevano giù in cortile, dei passi della signora del terzo piano che tornava dal mercato con mille sacchetti, dei passi degli innamorati che si rincorrevano, dei miei passi, così veloci da sparire in un attimo e mi raccontava dello stupore che aveva provato oggi vedendomi fermo. Era la prima volta che mi vedeva fermo mentre cercavo di capire da dove provenisse quella voce. Ero colpito, stupito, vivevo in un altro mondo. Era incredibile pensare quale universo mi avesse schiuso quell’uomo in quella gelida serata di Dicembre. Tornai spessissimo a trovarlo andando a comprare delle sigarette apposta per lui. In quel fumo mi perdevo o meglio, perdevo il mio guscio per ritrovare il vero me stesso. In quelle ampie volute, in quell’odore acre che si perdeva nel vuoto mi perdevo anch’io, sognavo per poi risvegliarmi diverso. Ogni giorno vivevo in funzione di quella emozione privata che mi avrebbe regalato la notte finché, un giorno, non lo trovai più. Che fine aveva fatto? Aveva cambiato posto? Perché non mi aveva avvertito? Non ho mai capito dove sia andato, che cosa ne sia stato di lui, tuttavia, ogni volta che avverto la presenza di quell’odore aspro di fumo lo rivedo e ritrovo me stesso. E’ come se mi regalasse ancora oggi con ogni respiro una piccola grande storia.

postato da: nonlinear alle ore giugno 11, 2005 09:18 | link | commenti (11)
categorie: storie
martedì, 07 giugno 2005

Se per un istante Dio si dimenticherà che
sono una marionetta di stoffa e
mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi
tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.

Darei valore alle cose, non per quello che valgono,
ma per quello
che significano.

Dormirei poco, sognerei di più, andrei
quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono,
ascolterei quando gli altri parlano
e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita,
vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente
il mio corpo ma anche la mia anima.

Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei
il mio odio sul ghiaccio e
aspetterei che si sciogliesse al sole.

Dipingerei con un sogno di Van Gogh
sopra le stelle un poema di Benedetti
e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.

Irrigherei con le mie lacrime le rose,
per sentire il dolore delle loro spine
e il carnoso bacio dei loro petali.

Dio mio, se io avessi un pezzo di vita
non lascerei passare un solo giorno
senza dire alla gente che amo,
che la amo.

Convincerei tutti gli uomini e le donne
che sono i miei favoriti e
vivrei innamorato dell'amore.

Agli uomini proverei
quanto sbagliano al pensare
che smettono di innamorarsi
quando invecchiano, senza sapere
che invecchiano quando smettono di innamorarsi.

A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.

Agli anziani insegnerei
che la morte non arriva con la vecchiaia
ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!

Ho imparato che tutto il mondo ama vivere
sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità
sta nel risalire la scarpata.

Ho imparato che
quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo
ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso
solamente
quando deve aiutarlo ad alzarsi.

Sono tante le cose
che ho potuto imparare da voi,
ma realmente,
non mi serviranno a molto,
perché quando mi metteranno
dentro quella valigia,
infelicemente starò morendo.

Gabriel Garcia Marquez

postato da: nonlinear alle ore giugno 07, 2005 12:39 | link | commenti (9)
categorie: poesia, lettera